Set 5, 2013 - musica    No Comments

Un altro se stesso

Mentre tu sei l’assurdo in persona e ti vedi già vecchio e cadente, raccontare a tutta la gente del tuo falso incidente.

 

A fine agosto è uscito il volume 10 della Bootleg series, Another Self Portrait che è stato pubblicizzato come  una sorprendente riscrittura di un Dylan inedito, nel periodo di transizione sessanta-settanta del secolo scorso, post ‘68 e post ritiro per l’incidente motociclistico.

Beh la cosa credo più sorprendente di questi dischi, considerando chi è l’autore, è che non c’è nulla che sorprenda e di inedito c’è poco. Più che altro ci sono versioni diverse di brani che sono poi finiti, con o senza sovraincisioni, in Self Portrait e New Morning e sinceramente non spostano di molto il giudizio su quegli album storici, un incompleto tentativo di autoritratto per icone il primo, un bel disco il secondo. Trascurabili i due brani dalle session di Nashville Skyline che non cambiano il senso di quel modesto disco country.

Per noi fans ci sono comunque cose interessanti, come una bella versione di Went to se the giypsy e una Time passes slowly #2 molto rock e poi bisogna riconoscere che è un vero piacere ascoltarlo cantare vecchi traditional con un accompagnamento minimo ma di qualità (David Bromberg e Al Kooper mica scherzano).

Ciò che però delude è che, a dispetto della nomea di Dylan di escludere spesso dai dischi le canzoni migliori, stavolta gli inediti non hanno molto di più dei brani inclusi.

La stessa considerazione vale anche per le cover qui presenti: se Annie’s going to sing her song è ben interpretata, la versione di Thirsty boots non è, purtroppo, eccezionale come si poteva sperare e, per dire, manca di quel tocco di follia che all’epoca fece invece includere The Boxer con Dylan che duettava con se stesso.

E poi per completare l’autoritratto a tutto tondo mancano quei brani kitsch come erano Blue Moon e Let it be me, che comunque sono una parte della personalità di questo cantante che di recente ci ha regalato anche un disco come Christmas in the Heart.

Anche nel gioco del metti e togli (intendo le sovraincisioni) cambia poco, se If the dogs run free in questa versione perde il suo fascino jazzy e notturno, New Morning con l’aggiunta di una sezione fiati totalmente inverosimile è davvero brutta e fu giustamente, per me, esclusa dal disco ufficiale.

Una piccola sorpresa però forse c’è, ed è Wigwam che, senza i fiati sovraincisi, non è più quel quadro cubista incluso in Sef Portrait ma la riprova che meno si aggiunge a quella voce e migliore servizio le si fa e la si può sentire che, liberata per una volta dal peso delle proprie parole, eleva dalle praterie il canto di Orfeo.

E allora, forse, per noi Dylaniati questo può bastare e non c’è bisogno di riscrivere la storia, perché comunque nel rock quando la leggenda diventa realtà, vince la leggenda.

Un altro se stessoultima modifica: 2013-09-05T18:36:00+02:00da ilfernaspero
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