Ott 6, 2013 - fernaspero's book    No Comments

Ombre

Beh ecco l’altra mattina c’era questa persona barbuta con gli occhiali da sole e il copricapo indiano che sfrecciava in bicicletta lungo la via Emilia, che poi ora uno non ci farebbe neanche più caso a questi dettagli, perché con la nuova comunità multi etnica succede di trovare dei particolari esotici mescolati agli usi locali.

In questo caso però la cosa mi ha colpito perché il copricapo era si indiano, ma degli indiani d’America, i cosiddetti pellirosse, in pratica un giro di penne da capo Sioux che sventolavano al vento della bicicletta.

A me comunque è sembrato che il ciclista barbuto non fosse un vero Sioux perché una volta ho letto che i pellirosse non hanno la barba e poi, per essere un indiano, assomigliava troppo a Bocedi che era uno che veniva a scuola con me, che però anche lui non aveva la barba o almeno non l’aveva quando veniva a scuola che eravamo dei ragazzini.

Allora, scartata la motivazione etnica, uno pensa che magari questa cosa il ciclista l’ha fatta per farsi notare e non intendo dagli automobilisti, ché comunque girare in bicicletta sulla statale nell’ora di punta è un bel rischio ed è sempre meglio essere in evidenza, ma per farsi notare dalle altre persone in generale e bucare anche solo per una mattina il velo della quotidianità.

Comunque, visto che ero in auto e mi rimaneva del tempo vuoto, ho continuato a pensare al ciclista e al copricapo e ho immaginato che forse le penne le indossa anche quando va alle feste e vuole richiamare un po’ di curiosità, oppure per fare lo spiritoso e rompere il ghiaccio appena arriva si toglie le penne e dice che è Bocedi, anche se in realtà questa ipotesi è abbastanza remota ed è molto improbabile che si conoscano.

Insomma ho pensato che quel ciclista li potesse fare questo genere di cose, ché alle feste invece può anche succedere che uno rimane tutto il tempo appoggiato in un angolo con il sorriso imbarazzato e un bicchiere di plastica in mano, che poi verrebbe da chiedersi cosa ci sia da sorridere in questi casi.

È come quando in una conversazione ci si ritrova in un momento di pausa e allora, a parte qualche banalità che di solito si dice per farla ripartire, si sorride.

A volte invece ci vorrebbe la prontezza di riflessi per una bella citazione ad effetto, di quelle che funzionano sempre e allora capita che per giorni ti ricordi di quella sera, della citazione e di qualcuno che l’ha detta. E qui subentra il problema della memoria, io ad esempio se ne avessi un po’ di più mi ricorderei meglio dei film o delle frasi che ho letto e che sono dentro a libri bellissimi, invece mi ricordo solo l’effetto che mi hanno fatto all’epoca e allora ti rendi conto che spesso non è che uno le cose le conosce proprio bene, ma ne conserva solo il riflesso proiettato su di se, che in fondo è un po’ come la metafora della caverna di Platone o almeno ci assomiglia.

Ombreultima modifica: 2013-10-06T10:49:51+02:00da ilfernaspero
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