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25 Aprile (mercatini III)

L’altro giorno era il 25 Aprile festa della liberazione e, dopo avere appeso al balcone la bandiera tricolore che di solito tengo nel cassetto, sono andato a fare colazione al bar con la maddalena e il cappuccino (entrambi intesi in senso laico), in piazza c’era la celebrazione con la banda che alternava brani patriottico-celebrativi e nazional-popolare, tipo quella canzone di Paolo Conta cantata da Celentano sulla mancanza di preti con cui chiacchierare. Terminata la celebrazione abbiamo deciso di affrontare un mercatino dell’usato, uno di quelli dove le persone vanno a vendere le cose vecchie che tenevano in casa o anche di case altrui che hanno svuotato previa autorizzazione (almeno spero), il bello di questo mercatino era che si svolgeva tra le piante di un parco dove di solito si tengono le feste, che poi siano di partito o meno non importa, il comune denominatore è l’abbondante profusione di gnocco fritto e annesso salume, prosciutto ma anche coppa, salame, pancetta e tutte le varianti come il culatello, la pancetta coppata o altro, affettato con le grandi affettatrici di alluminio manovrate di solito da signori o signore di mezza età avanzata, in passato i primi erano solitamente abbigliati con canottiere bianche mentre le donne indossavano vestagliette con fantasie floreali vistose oppure con minuscoli disegni geometrici praticamente indistinguibili dato che di solito queste feste iniziano all’imbrunire e proseguono nella sera illuminate dalla luce fioca di file di lampadine appese, nude, alle tettoie, che poi quelle vestagliette lì me le ricordo bene perché le indossavano anche le amiche di mia nonna quando si ritrovavano sul pianerottolo del condominio oppure in cortile, in base alla stagione, per fare delle grandi partite a chiacchiere e di recente una l’ho vista indossata da una grande pianista russa fotografata nel suo giardino e pubblicata sul retro di un disco con i preludi e fughe di Shostakovich. Succede invece che da qualche anno in questo tipo di feste sia consuetudine dotare il personale con magliette a T a mo’ di uniformi con la stampa serigrafica del logo della festa e una scritta sul retro che anni fa era “organizzazione” e ora invece è “staff” perché in inglese si risparmiano sempre delle lettere. Beh insomma ho girato in questo mercatino e c’era una signora che sul banco aveva una campanella elettrica che voleva vendere e diceva che l’aveva trovata nella soffitta dello zio ex partigiano quindi operaio, poi pensionato e recentemente deceduto, e lasciava sottintendere che risalisse alla guerra, forse per la suggestione della data ne è iniziata un’analisi tra i presenti i cui si azzardava che fosse una campana di allarme per i bombardamenti, tralasciando il fatto che erano utilizzate principalmente sirene e la campanella era di molto più recente, infatti la parte che conteneva la bobina magnetica e il meccanismo erano in nylon stampato a pressione e riportante la marcatura CE, quando ho detto alla signora che ne avevamo un paio uguali nel capannone per richiamare al telefono fisso gli operatori prima che fossero dotati di cordless ho visto che non era troppo contenta, ché la signora ha fatto una faccia come quella che doveva avere Napoleone quando si è trovato Sant’Elena all’orizzonte. In un altro banchetto c’era una cesta di quelle che a Natale si regalano ricolme di zampone, spumante, panettone o pandoro a scelta, frutta secca, confetture e altro scatolame tutti adagiati su paglia di cellophane e che era stata riutilizzata riempiendola di libri, rovistandoci dentro ho trovato un libro di uno scrittore di Parma con la copertina completamente occupata da una grande campitura giallo ocra con vistose pennellate ad olio e nell’angolo in basso a sinistra una giovane coppia che si bacia, lui seduto a gambe incrociate, forse nudo, non si vede bene perché coperto da lei scalza e vestita di arancione, distesa sul fianco sinistro appoggiata alla gamba destra di lui che l’abbraccia e le sorregge la testa, la copertina è bella, il libro invece devo ancora leggerlo e anche se non mi ricordo bene quello scrittore lì forse l’ho anche incontrato perché era amico di un altro scrittore che ricordo di avere visto qualche volta a casa di un amico fotografo, ma era tempo fa. Comunque la visita al mercatino ad eccezione di qualche libro non è stato molto interessante e alla fine visto che era il 25 Aprile siamo andati a mangiare una pizza con sopra il tricolore.

Apr 13, 2013 - fernaspero's book, opinioni    No Comments

Aprile

Ecco c’é questa cosa delle piogge di Aprile che detta così pare molto poetica e però quando tocca a te é una gran scocciatura; e c’hai un bel da leggere Eliot sperando di vedere spuntare i lillà che poi invece, con tutta l’acqua che è arrivata, nel giardino ci trovi solo muschio e lumache.
Ma é normale che ci facciamo fregare dalla poesia, é un po’ come la storia del vento che nella retorica e nelle canzoni é sempre simbolo di qualcosa di poetico e positivo e invece nella realtà e una gran rottura e da molto fastidio, a meno che il vento non lo guardi da dietro una finestra, ma allora non é più la vita é più tipo un acquario.
Che poi a me Aprile piace comunque: sarà che mi ci trovo bene, saranno i ponti e i giorni di festa che ci puoi fare le gite, sperando che il tempo sia bello, ché poi se trovi brutto allora ti tocca rimediare sui ristoranti.
E l’ultima volta che sono andato in uno di quelli lì, quelli che sono legati allo slow food, erano tutti talmente lenti che temevo che il dolce me lo portassero direttamente le coefore.
Però hanno ragione a dire che Aprile é un mese strano, con la primavera che pare non iniziare mai e poi te ne accorgi all’improvviso che è cominciata e te ci hai ancora su la maglia di lana, insomma ti coglie impreparato, un po’ come fa la vita. C’é quella frase che viene attribuita a diverse persone, qualcuno dice anche Lennon, e che dice che la vita é quello che ti accade mentre stai facendo progetti, ecco è un po’ la versione laica di quella degli antichi greci che dicevano che quando l’uomo fa progetti gli dei iniziano a ridere.
Comunque alla fine Aprile é arrivato ed è arrivato anche un bel sole che asciuga i morti, come cantava il poeta Jannacci.