Nov 24, 2012 - fernaspero's book, musica    No Comments

Stelle

C’è questo mio amico che abita all’incrocio tra due vie che quando eravamo bambini non sapevi mai da che parte andarlo a trovare, perché a volte arrivavi e sua madre ti diceva che lui aveva appena voltato l’angolo dall’altra parte e allora dovevi aspettare che rientrasse a casa per incontrarlo, altre volte era lui a guardare dalla finestra per vedere se c’era qualcuno per giocare e noi per fargli dispetto correvamo da una via all’altra, così se guardava nella via sbagliata non trovava nessuno.

Adesso invece con i cellulari è più facile trovarsi e poi ci siamo dati una regola per cui, quando si va a casa sua, si arriva sempre dalla stessa via.

Che poi oggi in quella via lì ci trovi un bel confronto fra le persone che ci hanno sempre abitato, come la signora anziana dell’ultimo piano che ama l’opera lirica però è sorda, e nuovi arrivati di tanti paesi e se apprezzi la cucina etnica hai anche varietà di scelta. Solo che spesso non c’è questa integrazione che uno si aspetta, anzi i vari gruppetti sono separati e spesso si guardano storti stando in silenzio.

Come quella sera che ero passato a prendere il mio amico che abita all’angolo, era estate con il caldo e le stelle che lucevano, dalle finestre aperte si poteva pienamente condividere con la signora dell’ultimo piano l’ascolto di Domingo che, ormai prigioniero, sogna di incontrare Tosca e immagina schiudersi l’uscio dell’orto. Gli altri rumori erano più contenuti, un paio di autoradio, una televisione lontana e il chiacchiericcio proveniente dal negozio di kebab, ad eccezione di un signore in canottiera da basket e berretto da baseball girato al contrario che, agitando una bottiglia, discuteva animatamente con un altro signore più scuro con un lungo camicione e che probabilmente era indiano.

Insomma nella via c’erano questi due che alzavano la voce e il primo, quello con il berretto girato al contrario, ha anche iniziato ad imprecare contro l’altro che a sua volta si era messo ad urlare verso il negozio per convincere gli avventori con la sua oratoria e, intanto che lui cercava proseliti e dalla finestra invece s’era arrivati alle “languide carezze”, l’altro aveva alzato il tiro iniziando anche a bestemmiargli i morti, che non è mai un bel gesto soprattutto se lo fai ad un indù, ché lui prima o poi spera di rivederli i suoi morti, anche soltanto sotto forma di agavi o di scoiattoli. Arrivati al punto in cui Domingo, fremente: “le belle forme disciogliea dai veli” l’indù con un gesto poco shanti ha fatto capire all’interlocutore che era meglio che si togliesse dai marroni che se no i morti da bestemmiare aumentavano.

Comunque alla fine il teatrino nella via si è ricomposto e anche il terzo atto dalla finestra aperta si stava avviando alla sua naturale conclusione.

Beh io non so se è stata una combinazione che avevo scordato il cellulare o se, per colpa del frastuono della via sommato alla fucilazione dall’ultimo piano il mio amico non ha sentito suonare il campanello, ma quella sera lì non l’ho mica trovato.

Cinema Novecento

L’altro giorno sono andato al cinema, in realtà ci sono andato di sera perché di giorno sono al lavoro e non posso andare al cinema, comunque l’altra sera sono andato al cinema, quello vero mica un home theatre, DVD o quelle cose lì, un cinema vero con lo schermo grande e tutte le sue belle poltrone in file parallele che se quello seduto dietro ha bevuto il vino lo senti e se invece hai davanti qualcuno alto allora un po’ ti copre la visuale, che una volta è capitato anche a me questa cosa della visuale però non ero al cinema e non ero neanche dietro, ero a teatro per un concerto e io ero quello davanti che copre la visuale, dietro c’era questa signora anziana che ha chiesto gentilmente se io e il mio amico potevamo scambiarci di posto ché lei così come eravamo messi non riusciva a vedere bene.

Ora io non avevo nessun problema a scambiare il posto è solo che quel signore seduto lì di fianco a me a teatro proprio non lo conoscevo e veniva anche da un’altra città, che io fra l’altro non c’ero mai stato, e poi non mi sembrava neanche tanto gentile chiedere al vicino di scambiare il posto perché era un po’ come dirgli implicitamente che era basso e a volte qualcuno se ne ha a male di queste cose e può capitare di litigare per niente, come in quel film americano dove c’è il mafioso che inizia dicendo al suo amico hey ti sembro buffo, ma buffo come? Che poi nel film è tutta una finta e lui dice che lo fa per scherzo di litigare, anche se proprio non si capisce fino a che punto, che secondo me è sempre meglio quando nei film non si capisce fino a che punto arrivano le cose, sono più interessanti così, mica come quei film, sempre americani, dove c’è sempre uno che è al telefono e quando fa quella faccia lì tu lo sai già che sta parlando con l’ufficio del procuratore.

Però tutto questo non l’ho mica detto alla signora ché forse le rovinavo la sua idea di amicizia e allora io e il vicino abbiamo fatto finta di conoscerci e ci siamo scambiati di posto, poi alla fine del concerto ci siamo anche salutati con delle grandi pacche sulle spalle, così sempre per non fare torto alla signora, che forse è andata a casa dicendo che per fortuna si trovano ancora dei giovanotti gentili, in realtà non so se la signora ha detto proprio giovanotti e non sarebbe neanche vero, ma ce lo metto io perché mi fa piacere.
Ecco invece l’altra sera sono andato proprio al cinema, mica a teatro, solo che non mi ricordo più che film ho visto, che secondo me così è più grave di quando non ti ricordi neppure di essere andato al cinema, ché può succedere che uno non si ricorda le cose, ma se ti ricordi di essere uscito di casa, di avere fatto il biglietto ed esserti seduto cercando di non avere nessuno alto davanti e poi non ti ricordi più il film, beh mi sa che quel film lì non è mica un gran film.

Ott 26, 2012 - frattaglie, musica    No Comments

Celeste Aida

Riassunto a braccio e a memoria dell’operona i quattro atti di Giuseppe Verdi su libretto di Ghislanzoni .

 

Personaggi principali:

Aida (lo dice il titolo): tonta principessa etiope schiava in Egitto, innamorata di Radames.

Radames : coraggioso capitano della guardia onesto ma decisamente tonto, innamorato di Aida.

Il Faraone : non si sa il nome ma è il capo di tutto, in fondo però è un buon uomo.

Amneris: figlia del faraone stronzetta e viziata, ama Radames non riamata (e son cazzi perché lei è una che conta).

Amonasro: il re degli etiopi e padre di Aida, un po’ Ulisse un po’ vigliacco si finge un povero prigioniero e nasconde la sua identità.

Ramfis: il gran sacerdote, il solito stronzo altezzoso e diffidente che c’è in tutte le opere.

 

Atto primo:

qui si spiega che c’è Aida che ama segretamente Radames e viceversa, invece Amneris no.

Arriva l’allarme che l’Etiope attaccherà l’Egitto e ci vuole un comandante per l’esercito, Radames spera di essere eletto e di conquistare gloria e poi sposare Aida, canta subito “Celeste Aida” che è un’aria famosissima anche se lei invece è nera.

Amneris che è innamorata, ma non scema, sgama la storia e si inacidisce.

Iniziano i preparativi per la guerra, Radames viene nominato comandante dell’esercito e fa i riti vari del caso, c’è anche un balletto di sacerdotesse, insomma tutti contenti meno Aida che non sa se preferisce che vinca Radames o il padre.

 

Atto secondo:

C’è una specie di festa a casa di Amneris e c’è anche un balletto di nani (o bambini), la stronzetta inganna Aida dicendole che Radames è morto in battaglia, così la scema ammette di amarlo e allora lei le strilla “povera sfigata che credi? sei una schiava e io figlia di faraone” e poi le dice che invece lui è vivo e se lo vuole fare lei (se la cantante si immedesima troppo ci scappa il gesto dell’ombrello).

Ritorno trionfale dalla guerra (la famosa marcia dell’Aida), Radames conduce i prigionieri e i trofei davanti al Faraone, Aida riconosce il padre tra i prigionieri e chiede pietà per lui e per il suo popolo.

Dopo lunga trattativa fra Radames, che li vuole liberare tutti (ma allora sei tonto veramente, prima li catturi e poi li liberi?) e il gran sacerdote che li vorrebbe arrosto per evitare che ritornino a combattere contro l’Egitto (e stavolta lo stronzo, che ci vede lungo, ha ragione), il Faraone decide di lasciarli liberi, però liberi tutti tranne Aida e il padre che rimangono in ostaggio (ma va te che sfiga).

 

Atto terzo:

che poi a questo punto in Egitto gli schiavi se ne girino liberi per i fatti loro giorno e notte non stupisce più nessuno, infatti Aida aspetta Radames di notte in una radura vicino al tempio, invece arriva il padre che le dice che se ne torna in Etiopia a comandare l’esercito per la rivincita (e stavolta duri, ragazzi!), il subdolo volpone convince Aida a farsi rivelare da Radames il percorso degli Egizi per preparargli una bella imboscata e poi si nasconde.

Arriva il tontolone e tra una frase e l’altra Aida gli estorce che l’esercito passerà dalle gole di Napata, qui sbuca Amonasro tutto soddisfatto e gli fa il gesto del “vedrai cosa gli faremo ai tuoi egizi”, Radames inizia a dire “son disonorato” Aida dice “scappa con me”, ecc

Solo che questi scemi anziché tramare sottovoce stanno tutti a sbraitare e dal tempio, che è lì a due passi, escono Amneris e il sacerdote che li sgamano subito.

Aida e il padre riescono a fuggire, il tontolone invece no e qui si intuisce che per lui si mette male.

 

Atto quarto:

Amneris cerca di convincere Radames a sposarla, in questo modo eviterebbe la condanna a morte, lui rifiuta e lei se ne ha a male (non ricordo se canta l’aria “son così cozza io”, ma non credo): non mi vuoi e allora crepa e lo consegna ai sacerdoti.

Poi però la viziata figlia di faraone ci ripensa, è pentita e vorrebbe salvarlo, ma ormai è tardi e allora maledice i sacerdoti (insomma è una donna, che ci volete fare).

Nella scena finale Radames è sepolto vivo mentre al piano di sopra si celebrano i riti funebri.

Mentre lui è lì che canta “la fatal pietra sopra di me” da un corridoio della tomba (ma quanto è grande?) arriva a sorpresa Aida.

Solo che la scema mica ha scavato una via di fuga per tutti e due, eh no, si è nascosta per tempo nella tomba per essere sepolta viva con il suo innamorato, alla fine ci riescono e muoiono felici e contenti.

 

Note storiche : Aida fu commissionata per l’inaugurazione del canale di Suez nel 1871 e rappresentata al Cairo.

Note musicali : le solite Do, Re, Mi, Fa diesis eccetera

Curiosità : l’aria Celeste Aida viene accennata nel film “La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone” di Pupi Avati ma è cantata da una donna (forse) : http://www.youtube.com/watch?v=HhBXZJzEy-w

 

 

Ott 14, 2012 - fernaspero's book, musica    No Comments

Smetana (mercatini II)

Che poi a me ai mercatini piace comperare anche i dischi, soprattutto i compact disc, che se sono tenuti bene sono come i nuovi ma costano molto di meno, io poi li compero solo se sono tenuti bene e non hanno la scatoletta tutta triturata o dei solchi arati sul disco, ma di solito li trovo in buone condizioni perché poi in tanti fanno come me che li comperano e li ascoltano poco oppure li mettono lì solo per fare la collezione e i dischi non sono come i francobolli che li puoi leccare solo una volta, ora mica che i dischi si leccano era solo per dire la differenza.

Ecco di solito quando compro i dischi nelle bancarelle sono come nuovi e impersonali, non come i libri dove ci possono essere le dediche di chi li ha regalati o le sottolineature di chi li ha letti, però una volta ho comprato un cd di Smetana che dentro c’erano gli autografi di tutti e quattro i componenti del quartetto, che mica è un quartetto famoso però non sono neanche dei ciocca piatti, e allora ho pensato a quando il signore che l’ha comperato si è fatto fare gli autografi da tutti e quattro, secondo me è andato lì con dei gran sorrisi e strette di mano e dicendo anche quattro volte “danke” in tedesco per ringraziarli tutti perché ci teneva tanto ad avere i loro autografi, o forse non ci teneva e l’ha fatto solo per darsi un tono visto che intorno c’era un sacco gente che lo conosceva e poi forse lui era anche uno dei promotori del concerto e doveva far vedere che lui quella musica lì l’apprezzava.

Poi magari è arrivato a casa e il disco non gli piaceva più, oppure la moglie gli ha detto che a lei questo Smetana faceva venire due marroni e lui le ha detto ma guarda che è un grande compositore, ha scritto anche un poema sinfonico che il pezzo più famoso che c’è dentro si chiama La Moldava e se lo senti dici ma questo lo conosco già, che poi la Moldava è il fiume che attraversa la sua patria e all’epoca dell’impero Austro Ungarico era un riferimento per i Boemi; e magari ha chiesto anche alla moglie se si ricordava che quando erano stati a Vienna davanti al parlamento c’era il monumento con su Pallade Atena e sotto, fra le tante, c’era anche la statua di una donna che era poi l’allegoria della Moldava e secondo lui prima o poi Bob Dylan quella statua la metteva nella copertina di un suo disco, e comunque questi qua che suonano magari son mica tanto famosi ma neanche dei ciocca piatti ha detto lui, allora la moglie gli ha risposto che, viaggio nella mitteleuropa a parte, a lei questi qua famosi o non famosi facevano venire due marroni lo stesso e che già che c’era poteva anche spegnere la musica e darsi una mossa che era ora di apparecchiare ché poi l’arrosto diventava freddo.

Oppure è successo che il signore che aveva comprato il cd e si era fatto fare gli autografi da tutti e quattro i componenti del quartetto sparando dei gran sorrisi e dei “danke” in tedesco il disco se lo era ascoltato e lo aveva amato tanto, però nel frattempo era morto e i figli hanno venduto i suoi dischi, che si sa che i figli a volte hanno gusti differenti.

Ott 5, 2012 - fernaspero's book, musica    No Comments

Tempesta

Quando ho letto la notizia su internet, ché da quando c’è internet le notizie è facile trovarle, non sapevo bene cosa pensare perché a me piace Bob Dylan e quando esce un suo disco mi fa piacere anche se gli ultimi non mi sono poi piaciuti tanto e allora ho pensato che magari anche questo non sarà un granché ma comunque vale la pena di provare ché magari qualcosa di bello ci salta fuori, insomma la notizia era che l’undici settembre sarebbe uscito Tempest un disco di nuove canzoni scritte e cantate da Bob Dylan in persona.

Allora io proprio quel giorno lì sono andato nel negozio dove vado spesso e c’era quella ragazza con i capelli ricci che anche a lei piace Bob Dylan, lo so perché una volta aveva una maglietta con su la scritta e che mi aveva detto che la aveva comperata a Londra ma che poi di quelle magliette lì non se ne trovavano più e che se anche la trovavo quando andavo a Londra a me non stava bene perché era una maglietta da donna, ecco c’era questa ragazza con i capelli rossi che appena mi ha visto entrare mi ha detto che il disco che volevo io era proprio lì sul bancone, solo che io le ho detto che cercavo la versione deluxe, che non sapevo bene cosa aveva in più ma mi avevano detto che è di classe avercela, allora lei ha detto che quella edizione lì le dispiaceva tanto ma non era arrivata e c’era da aspettare qualche giorno.

Poi però non è mai arrivata e allora su consiglio di un mio amico sono andato in uno di quei grossi centri commerciali dove c’è uno di quei negozi che vende gli aspirapolvere e tutto quanto a un tanto al chilo e a quel grande negozio di lavatrici e computer l’edizione deluxe era arrivata. Ma come, ho pensato, qui c’è un problema di identità, questo è un prodotto per appassionati di musica e non arriva al negozio che vende dischi e libri e poi lo ritrovo qui nel grande magazzino del tutto scontato dove la roba la vendono un tanto al chilo e allora come la mettiamo il rapporto tra venditore e cliente, il target di riferimento, mi si scompiglia la piramide di Maslow e tutto il resto.

Ero lì in fila alla cassa che mi interrogavo su tutte queste cose e ho pensato di chiedere alla cassiera se fosse d’accordo con me, se insomma anche per lei non c’era una falla nella logica distributiva del mettere tutta la merce sullo stesso piano e di arrivare a decontestualizzare il prodotto dall’ambiente, al di la del fatto peraltro criticabile che si possa in qualche modo identificare un prodotto artistico con il semplice supporto, la cassiera ci ha pensato su un paio di secondi, indecisa se strisciare il codice a barre o chiamare la vigilanza e poi mi ha chiesto se avevo la tessera o se invece volevo i bollini.

Insomma alla fine sono arrivato a casa con la mia bella copia della edizione deluxe e mi sono ascoltato Tempest, disco con dieci nuove canzoni scritte e cantate da Bob Dylan.

 

Tempest: il disco
Ora a me piace molto Bob Dylan, mi piace soprattutto la sua voce e poi mi piacciono le canzoni che scrive, mica tutte però, ché secondo me ha scritto le più belle canzoni che si possano ascoltare dai tempi di Re Davide ma ne ha scritte anche di molto brutte e quando esce un nuovo disco io spero sempre che ci siano quelle belle, ma ultimamente ha preso su una deriva di fare del revival anni cinquanta e sessanta che non mi dice niente, anzi a volte mi verrebbe anche fastidio ad ascoltarle queste canzoni qua, queste del revival dico, se non fosse per quella voce lì che le canta.

Ecco il nuovo disco inizia proprio così e allora secondo me è meglio saltare le prime tre canzoni e arrivare alla prima ballata che invece è bella, come sono belle le altre ballate del disco che poi quando lo ho detto a un mio amico mi ha risposto che non ci voleva mica un genio a capirlo, che le ballate erano belle intendo, perché le aveva scritte Bob Dylan, e insomma da lì alla fine il disco mi piace quasi tutto, anche se c’è un pezzo rock che come musica sembra uscito da uno di quei dischi anni ottanta degli Stones o di Tina Turner, che per il rock quegli anni lì sono stati bui davvero, e che mi sa che sarà meglio ascoltarlo dal vivo che tanto se lo canta lo stravolge come fa con le altre canzoni e allora magari migliora.

C’è anche un blues che hanno già usato in tanti e che bisogna davvero amare molto il blues per riuscire ad ascoltarlo fino alla fine, ed è un peccato perché invece il testo mi sembra bello, però magari anche questo se lo canta una di quelle sere che è in forma potrebbe riuscire a renderlo ipnotico e allora starei ad ascoltarlo anche tutta la notte, ché poi con Dylan non si sa mai come va a finire.

 

Tempest: la canzone

Beh forse a qualcuno una canzone che dura quattordici minuti può dare fastidio, ma per me sarà la melodia senza tempo che viene dai tempi dei tempi, sarà la scrittura di ispirazione folk con i suoi miti popolari mescolati alla storia, sarà la voce che fa quelle accelerazioni, ecco per me, dicevo, fino a quando si scriveranno canzoni come questa, allora avrà ancora un senso che si stia lì ad ascoltarle.

Set 28, 2012 - fernaspero's book    No Comments

Mercatini

A me piacciono i mercatini dell’usato, quelli dove la gente porta la roba che non gli serve più e la vende, anche se ci sono persone che svuotano le cantine e poi vanno lì a vendere la roba vecchia come se fosse il tesoro di Tutankhamon, che poi in realtà non è che mi piace il mercatino a me piace comperare i libri usati.

I libri che trovi usati a volte sono nuovi, che non è vero ma sono tenuti così bene che lo sembrano, altre volte invece sono consumati e sporchi che lo sgama anche un invornito che sono usati e c’hai paura a prenderli in mano ché magari ti prendi una malattia. A me comunque piace di più comperare i libri usati perché hanno un loro vissuto e a volte ci sono le orecchie alle pagine dove si riposava il lettore, o la lettrice non lo so, ma credo che di solito i libri che compero io prima avevano un lettore uomo.

Ci sono anche volte che quando comperi un libro usato ci trovi dentro una dedica che l’ha scritta chi lo ha regalato, che spesso è un uomo che lo regala ad una donna o viceversa, perché poi ci scrivono una bella frase per fare colpo che magari è anche un po’ ammiccante, ché tanto mal che vada non fai mica la figura del coglione, perché regalare un libro è sempre di classe e comunque fa pensare che tieni in considerazione la persona a cui lo regali o almeno che pensi che lei sappia leggere.

Altre volte la dedica invece è dell’autore del libro e allora mi immagino che l’autore ha fatto questa dedica perché la persona che aveva preso il libro glielo ha chiesto e forse sono anche stati lì del tempo a parlare del libro e di come si fa a scriverne uno e poi magari si conoscevano già, oppure è stata l’occasione per incontrarsi, scambiarsi una stretta di mano e un sorriso, tanti complimenti per il libro o per la cravatta, ché spesso gli scrittori si mettono la cravatta quando fanno le presentazioni dei libri, e tutte le solite cose che si dicono in questi casi.

Di solito il lettore se ne va a casa con il suo bel libro con sopra la dedica dell’autore, che a volte è anche una frase di quelle ispirate e altre volte invece solo il nome, poi quando lo legge può succedere che il libro non gli piace o col tempo si stanca di quello scrittore, perché ci sono persone che leggono solo i libri degli scrittori che gli sono simpatici e dopo, quando gli scende la catena per quello scrittore, smettono di leggerli e addirittura gli da fastidio anche solo vedere il nome nella libreria in sala e si vanno a disfare dei libri che poi li trovi ai mercatini.

Comunque dicevo che ho sempre pensato che i libri che compro io prima erano di lettori uomini, tranne un paio dove c’era la dedica a Monica o a Raffaella che secondo me invece li avevano regalati a una donna, non so il perché ma col tempo mi sono fatto questa idea del lettore uomo che poi non è che non mi piacciano gli altri libri è che di solito non li compero.

Set 21, 2012 - fernaspero's book    No Comments

La casa

Quando passi davanti a una casa a te ti sembra una casa perché non sei mica un artista, se un artista passa davanti a una casa lui ci vede un racconto, un quadro, una foto e poi va casa sua ci ragiona su e dall’immagine della casa ci tira fuori un libro o una canzone o un film che poi quando lo vedi tu dici veh che quella casa lì ci passo davanti tutti i giorni e non l’ho mai vista.

Che per me una casa è lì immobile e non cambia mai se non quando passa uno di quei giovani con le bombolette o alla peggio se viene un terremoto di quelli grossi, invece l’artista vede la casa che cambia ad ogni ora e in ogni stagione, lui è come Monet che sa cos’è la luce e della casa vede l’atmosfera e le legge l’anima che c’è lì in mezzo ingarbugliata tra le ringhiere e le persiane.

Ecco per me un artista è proprio questo, non è uno che va in giro vestito strambo a darsi delle arie da sborone a dire io qui e io la e a fare tanto il difficile, è uno che ti fa vedere tutto il bello che c’è in quello che hai lì sotto il naso ma che di solito ti sfugge.

Solo che secondo me non è mica tanto facile vedere queste cose e mi sa che ci vuole anche molto allenamento, come ad esempio i fotografi che magari ti fanno una foto a un pezzo di finestra, che io per dire non ci ho mai fatto caso o al limite se l’ho notata è solo perché ci ho sbattuto la testa e poi guardandola magari ho pensato che fosse da sistemare tanto era mal ridotta, la finestra mica la testa, ecco loro invece, loro in questo caso sono i fotografi, da quel pezzo di finestra malridotto riescono a tirarci fuori una foto che quando vai alla mostra e te la trovi davanti agli occhi dici Dio bono che foto.

Io poi a volte sono lì che leggo un libro e ci trovo scritte le descrizioni delle cose e penso che queste cose descritte nel libro sono straordinarie, che invece quando le avevo viste io quelle cose lì mi sembravano normali allora mi dico che domani, dico domani per dire ma potrebbe essere anche il giorno dopo ancora, insomma sono li che leggo e dico domani me le guardo meglio le cose, solo che poi quando mi sveglio mi sono già dimenticato cos’era che volevo fare e poi prendo e vado di fretta e va sempre a finire che me lo ricordo solo quando prendo in mano un altro libro.

 

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